TUTTI GLI UOMINI
DEL PRESIDENTE
Un gran film, ma il reboot…
Vi ricorderete certamente quel film ormai diventato un classico: “All the President’s Men”, di Alan J. Pakula con Dustin Hoffman e Robert Redford nei panni dei giornalisti d’inchiesta del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward. Era il 1976 quando il film uscì nelle sale, lo scandalo che affossò il presidente repubblicano Richard Nixon, il cosiddetto Watergate, era esploso nel 1972. Sulla spinta di Redford Bernstein e Woodward realizzarono un libro sull’inchiesta (appunto, “All the President’s Men”*), pubblicato nel 1974 dalla prestigiosa casa editrice Simon & Schuster, nel giro di un mese, sempre grazie all’impegno di Redford, la Warner Bross ne acquistò i diritti cinematografici.
Passando dai ricordi al futuro, un salto nel presente mi ha procurato una specie di epifania: che si stia già mettendo in cantiere un remake? A quasi cinquanta anni dall’originale i volponi di Hollywood non possono non averci pensato, e dato che, di questi tempi, pensare non sembra essere il loro forte, ne ho quasi la certezza. Certamente ci sarà un po’ di intelligenza artificiale (che vvo’ fa’, così va il mondo) e al casting ha provveduto lo stesso Trump. Sì, niente attori professionisti, immaginiamolo come una specie di reality. E non un noioso remake, un vero e proprio reboot. Tabula rasa, solo verità (in trumpipano “Truth”, come il suo social network personale).
Per la selezione dei protagonisti del prossimo scandalo che segnerà un’epoca si sono presentati in tanti, l’hanno fatto in pompa magna e non a un’audizione qualsiasi, ma alla cerimonia di incoron… insediamento per il secondo mandato del nuovo vecchio presidente degli Stati Uniti, tenutasi il 20 gennaio 2025 al Campidoglio. Oltre lo stuolo di figli e parenti, l’accozzaglia di improbabili neo ministri e lacchè, c’era anche il portafoglio più gonfio di sempre dei big della big tech. Uno accanto all’altro i patrimoni personali si sommavano a quelli delle loro aziende raggiungendo cifre astronomiche. Questi non sono sostenitori qualsiasi, sono asset. Questa non è una metafora, di certo non della democrazia (nel senso di espressione del potere del popolo), è il capitalismo in versione polaroid.
“Tutti gli uomini del presidente” dei giorni nostri, si sono presentati portando doni più o meno meschini (c’è chi ha sostenuto le spese per la disinformazione, chi ha tolto gli assorbenti nelle sedi delle proprie aziende, chi ha fatto l’occhiolino, chi un saluto romano), tutti comunque saltati all’ultimo minuto sul carro di carnevale del nuovo corso politico, tutti fiduciosi di riuscire a trovare un posticino nel nuovo copione, o quanto meno di non essere fatti fuori (simbolicamente). Si sa, il mondo dello spettacolo non perdona.
Il reboot, questo reboot, giorno dopo giorno sembra prendere corpo, non mancano gli spunti, guerra, pace, annessioni, dazi, terre rare, concessioni e concessionarie, minacce, dichiarazioni d’amore, amici, nemici, amanti ecc. Forse manca ancora il nome del regista, di sicuro manca il Washington Post (adesso che è proprietà del signor Jeff Amazon). Soprattutto non sappiamo ancora se sarà un successo o un flop, e se ci sarà il lieto fine (in inglese “impeachment”).
* «Il titolo del libro s’ispira a un verso della nota poesiola inglese per bambini, Humpty Dumpty: “Tutti i cavalli e tutti gli uomini del re non poterono rimettere insieme Humpty”».
(fonte Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Tutti_gli_uomini_del_presidente_(saggio))
© 2025, roberto speziale, Alla mensa del re













